Arte e Cultura

Giuliana

GiulianaDopo aver toccato le falde del Triona, lo stradale serpeggiando si inoltra verso Giuliana. Man mano che avanziamo ci accorgiamo di una meravigliosa e suggestiva collina, coronata dal maestoso castello di Federico II. Esso, isolato intorno, si degrada a strapiombo dal lato del mezzogiorno nella sottostante ampia valle del Fiume Sosio.

Per molto tempo assolse un importante ruolo strategico nel sistema difensivo siciliano essendo collegato per via aerea col castello di Zabut (Sambuca di Sicilia) ad Ovest, col castello di Caltabellotta a sud, con la fortezza araba di Calatamauro a Nord e con il castello Bizantino di Prizzi ad Est.

Nella sua conformazione attuale il Castello è composto essenzialmente da una  fortezza turrita superiore situata sulla cima della rocca e da un corpo di fabbrica semicircolare con la convessità rivolta verso il centro abitato, più in basso. Quest’ultimo è una ricostruzione secentesca ed è sorta precisamente nel 1648 per ospitare un convento di Monaci Olivetani dipendenti dalla vicina Abazia di S. Maria del Bosco. La fortezza turrita, invece, per lo stile architettonico, viene fatta risalire all’epoca sveva. Il lato convesso, che guarda verso il paese, risulta chiuso, quello opposto concavo che è rivolto verso la valle è, invece, aperto da finestre e feritoie.

Castello di GiulianaLa maggior parte degli storici dell’arte siciliana ritengono che il castello di Giuliana sia esempio di quell’architettura militare autentica di Federico II di Svevia, anche se rappresenta al tempo stesso una eccezione tra i castelli svevi di Sicilia. Non si può ignorare, tuttavia,  che la storiografia isolana attribuisce la fondazione della fortezza giulianese ad un altro Federico II, cioè l’Aragonese. Effettivamente in nessuno dei due casi si ha una documentazione sicura.

È chiaro comunque che sia Federico II di Svevia che Federico II d’Aragona abbiano avuto gli stessi validi motivi d’ordine politico, per costruire la fortezza di Giuliana; l’Imperatore doveva far fronte alle violente sollevazioni dei Musulmani, il Re aragonese doveva frenare, invece, le incursioni degli Angioini.

Cosa certa è che nella prima metà del ‘300 il castello non poteva da solo fornire la necessaria protezione agli abitanti di una città che si andava estendendo in proporzione all’incremento della popolazione, e così s’impose l’erezione di una cinta muraria con tre porte urbiche, di cui oggi risulta difficile definirne con precisione il circuito. Nel tratto settentrionale del circuito murario si apriva la “porta Iammagli” (oggi “Giammaglio”) che prese poi il nome di Porta Palermo, nel tratto orientale  la “porta Bucheria” oggi “ porta Beccherie, vicino l’attuale quartiere “Cattano” sorgeva la Porta di Sciacca. Oggi si usa indicare come quartiere soltanto Porta Palermo e Porta Beccherie.

Tra i castelli di Sicilia quello di Giuliana è uno dei più notevoli sia dal punto di vista storico-architettonico, sia dal punto di vista ambientale-territoriale. A seguito dell’opera di restauro, terminata agli inizi del 2006, adesso è possibile una sua fruizione sia sociale che culturale, con organizzazioni di mostre, convegni e concerti.

All’altezza della centrale piazza della Repubblica la Chiesa del Carmine. Nel suo aspetto attuale la chiesa è un rifacimento settecentesco dell’antica chiesetta della SS. Nunziata  già esistente nel 1578.

La chiesa del Carmine, con pianta rettangolare, ad una sola navata, è coperta da volta a botte, impostata su spessi muri in conci calcarei. Le finestre, alte nelle pareti, hanno sagoma rettangolare con arco. Il campanile, nella zona absidale, è stato aggiunto nel 1840.

L’interno mostra una fredda decorazione di lievi stucchi, con dorature nella volta del presbiterio.  Le pareti laterali presentano cappelle scarsamente incavate. L’altare maggiore, in marmo policromo, è dedicato a “San Giuseppe”, gruppo ligneo verniciato in oro raffigurante il santo che tiene per mano il Bambino Gesù.

Il secondo altare è dedicato alla “Madonna dell’Udienza”, statua alabastrina cinquecentesca di fine fattura, particolarmente venerata a seguito dell’epidemia di colera del 1837. Notevole è la bara in legno della Madonna dell’Udienza, opera di un artigiano locale della prima metà del secolo XIX.

Ottocentesche sono tutte le altre statue lignee contenute nella chiesa.

Nel presbiterio sono custoditi due dipinti ad olio: la “madonna degli Agonizzanti”, con ricca cornice dorata; la “Madonna del Carmine con i SS. Simone Stoclet e Giovanni della Croce”.

Proseguendo il nostro cammino, su di un colle circondato da querce, il Convento di S. Anna a pochi chilometri dal centro urbano.

Convento di Sant'Anna a Giuliana

Sin dal 1402 si hanno notizie di un feudo chiamato “di S. Anna”, annesso al monastero di S. Nicolò del Bosco di Caccamo con all’interno la chiesa intitolata a S. Anna. Dopo il 1867, il cenobio fu soppresso, e venne affidato alla famiglia Lombardo di Chiusa Sclafani, ad eccezione di tre stanze e della chiesa, consegnate al comune di Giuliana.

Il convento di S. Anna oggi si presenta in pessime condizioni, a causa dei danni subiti nel terremoto del 1968 e dall’incuria; la chiesa, chiusa al culto dal 1971, è stata oggetto di numerosi furti.

La sua semplice architettura in pietra, che richiama la povertà francescana, presenta 22 stanze, disposte su due piani, che si aprono su un chiostro con archi ogivali. Annessa al convento si trova la chiesa, che presenta un’unica navata; la facciata a capanna presenta un umile portale, sovrastato da una finestra.

Alcune opere sacre, come statue, dipinti e diverse reliquie, sono oggi custodite  nella chiesa Madre di Giuliana e Chiusa Sclafani: fra queste, la reliquia di S. Anna e un piccolo quadro della Madonna.

Nel convento di S. Anna vissero tanti uomini, rimasti nella storia del francescanesimo per la loro santità di vita.

Il 26 luglio, giorno della festa di S. Anna, molti fedeli dei paesi circostanti continuano a recarsi in pellegrinaggio presso questo luogo; un tempo il pellegrinaggio avveniva a piedi scalzi, e veniva recitato il rosario in siciliano, concludendo la giornata con la sagra dell’anguria.

Oggi, ai piedi del convento è stato realizzato un parco sub-urbano di circa 26 ettari, che durante l’estate diventa scenario suggestivo di diversi eventi: tra questi il ripristino dell’originaria festa di S. Anna, con la celebrazione della S. Messa e la sagra dell’anguria.

Nota: hanno partecipato al progetto, oltre all’autrice dell’articolo: Biagio Rotolo, Cristina Altamore, Leonardo Spera, Rachele Mansella, Francesca Marino, Filippo Gannuscio, Mariaelena Latino, Calogero Intogna, Rosalia Guzzetta.