Arte e Cultura

Contessa Entellina

Terminiamo la nostra passeggiata calandoci nella meravigliosa borgata di Contessa Entellina, l’antica città siciliana è ubicata a Est del fiume Belice Sinistro, nel sito di Rocca di Entella.

AntiquariumAddentrandoci nel paese cattura l’attenzione  l’Antiquarium di Entella inaugurato nel 1995.   Nato dalla collaborazione tra il Comune di Contessa Entellina, la Scuola Normale Superiore di Pisa e la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo, ma soprattutto dalla volontà del prof.  Nenci, direttore della missione archeologica a Rocca d’Entella,  scomparso qualche anno addietro, il quale dal 1984 aveva guidato le campagne di scavo nel sito della città elima.
Il museo è concepito con un sistema di moduli didattici autonomi e allo stesso tempo interdipendenti, legati da un filo conduttore comune.

Il percorso immette il visitatore nella struttura urbana della città, lungo le fortificazioni che si snodano nel versante nord per 1.100 metri, databili al VI secolo a.C., con successivi rifacimenti del IV secolo a.C. e con le due porte di accesso alla città e alla necropoli sud.
AntiquariumIl settore centrale del museo è dedicato alla stratificazione storica vista attraverso la cultura materiale. Si parte dalla preistoria con le asce neolitiche e le selci lavorate, per passare al tardo bronzo con ceramiche in stile Thapsos e Milazzese e naturalmente alla notevole produzione ceramica cosiddetta elima, sia impressa che dipinta a motivi geometrici. In tale settore si evidenzia un’anfora a motivi geometrici incisi ed impressi a decorazione antropomorfa e zoomorfa del VII secolo a.C., proveniente dalla necropoli sud. Il settore espone, inoltre, numerosi reperti ceramici di importazione attica del VI e V secolo a.C., a figure rosse e nere.

Il punto cardine del museo è costituito dal granaio ellenistico in cui sono contenuti i reperti più significativi delle varie fasi di utilizzo e il loro contesto di rinvenimento; oltre ai contenitori di derrate e alle anfore.

Particolarmente suggestiva è la ricomposizione di uno squarcio della necropoli ellenistica, ricostruito nel contesto di scavo utilizzando riproduzioni di calchi in vetroresina degli inumati e le coperture sepolcrali originali. Nella tomba è stata rinvenuta un’iscrizione funeraria in greco che consente di conoscere pure il nome della donna sepolta: Takima.
Numerosi i reperti esposti di uso quotidiano. Particolarmente interessanti le ciotole “cobalto e manganese” databili al XII e XIII secolo, oltre alla ceramica invetriata caratteristica del periodo arabo-normanno.
Numerose sono le lingue che si sono parlate ad Entella nel corso dei secoli ognuna delle quali  ha lasciato una testimonianza incisa sui ceppi, nelle ceramiche, sulle monete e sui materiali giunti fino a noi.
Il settore conclusivo è dedicato all’epigrafia e alle monete rinvenute ad Entella, sia quelle della zecca della città risalenti al V secolo a.C., che quelle provenienti da altri centri.
Dopo aver visitato l’Antiquarium di Entella, rimane il solo rammarico di non aver potuto osservare, se non in splendide gigantografie esposte in una apposita galleria, le famose tavole con i decreti di Entella, due delle quali si trovano nel Museo Archeologico Regionale di Palermo, mentre le altre sei sono ancora all’estero.

L’esposizione dei reperti risalenti al periodo medievale, sono stati rinvenuti in prevalenza nell’unico castello scavato interamente, Kalatamauru.

Castello di Calatamauro

Il castello di Calatamauro di origine bizantina è stato presidio degli arabi. Nel  XV secolo ormai aveva perso qualsiasi importanza militare e fungeva solamente da centro amministrativo-feudale; funzione che venne meno alcuni decenni dopo con l’arrivo degli arbërëshe e la costituzione dell’Università di Contessa.

Nel 2006 sono iniziate le prospezioni archeologiche sotto la direzione della Scuola Normale Superiore di Pisa e della Soprintendenza Archeologica di Palermo. Le indagini hanno messo in luce l’intero percorso della cinta muraria inferiore, risulta rinforzata da 6 torri quadrangolari.

E’ stato individuato un tratto dell’antico sentiero che costeggiando parte delle fortificazioni arrivava alla porta d’accesso all’area del Castello. Procedendo dalla porta d’accesso verso Ovest seguendo il filo interno del muro di fortificazione della cinta esterna, sono state messe in luce due sepolture. Si tratta di due fosse terragne rivestite da lastrine, di una fase probabilmente tarda dato che utilizzano come limite Nord proprio il muro di cinta. Le sepolture sono in decubito dorsale, orientate con il cranio ad Ovest e gli arti inferiori ad Est, entrambe infantili, una probabilmente di neonato.

Proviene dal castello di Calatamauro il celebre mosaico bizantino di madonna con bambino del VII sec. d.c. custodito nella Galleria Regionale di Palazzo Abatellis di Palermo.

Molte sono le chiese aperte al culto a Contessa Entellina, nei borghi e nelle contrade rurali.

Chiesa dell'AnnunziataLa Chiesa SS. Annunziata (KLISHA), dedicata anche a S. Nicola, patrono di Contessa Entellina, è sede della parrocchia di rito greco ed é dotata di iconostasi. L’antica cappella diroccata, esistente quando arrivarono gli albanesi nel casale di Contessa, fu ricostruita e ampliata . La ricostruzione fu iniziata nel 1520 e venne adattata alle esigenze del rito greco. Chiusa al pubblico dopo il terremoto del 1968 è stata restaurata e riaperta al culto. E’ costituita da tre navate con cappelle laterali. Dalla navata laterale destra si accede alla sottostante antica cappella.

La Chiesa di S. Maria delle Grazie (Shën Mëria) fu costruita (secolo XVI) nelle vicinanze del luogo dove, secondo la tradizione, fu trovata una immagine della Madonna dipinta su una lastra di pietra. Inizialmente di rito greco, fu ceduta provvisoriamente ai fedeli di rito latino nel 1698 con la riserva di alcuni diritti a favore dei greci: , canto del “Cristòs Anésti” nei primi tre giorni dopo Pasqua, canto della “Paràclisis” nella prima quindicina di agosto; vespro, messa solenne e processione in occasione della festa annuale -otto settembre – della Madonna della Favara. Sede della parrocchia di rito latino, è dotata di casa canonica.

Chiesa delle Anime Sante del PurgatorioLa Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, di rito greco, edificata verso il 1700, é costituita da una sola navata con iconostasi. Si trova al centro del paese (piazza Umberto I). E’ stata restaurata dopo il terremoto del 1968.

La Chiesa di S. Rocco é costituita da una sola navata di piccole dimensioni. Costruita alla fine del secolo XVII, verso il 1744 fu restaurata. Inagibile dopo il terremoto del 1968, é stata restaurata e recentemente riaperta al culto. E’ dotata di iconostasi. Custodisce un prezioso e antico organo a canne del secolo XVIII e la prima iconostasi (1938) della chiesa parrocchiale greca.

La Chiesa “Regina del Mondo”, sede della parrocchia, costituita nel 1958 nel borgo rurale Piano Cavaliere, é stata costruita dopo il 1950: una sola navata con annessa la casa parrocchiale.

La Chiesa Odigitria , nella contrada rurale omonima, costruita dai profughi albanesi, è rimasta incompleta. E’ stata in parte restaurata nel 1958. Afferisce alla parrocchia greca. E’ il monumento storico della memoria, dove ogni anno a Pentecoste si va in pellegrinaggio per ringraziare la Madonna Odigitria, che guidò i profughi albanesi in Italia, e per ricordare col canto popolare “E bukura Moré” (o mia bella Morea) la pratria lontana lasciata per sempre dagli antenati albanesi.

La piccola Chiesa di S. Rosalia (navata unica), costruita alla fine del secolo XIX da Epifanio Viviani, si trova nella contrada omonima ed afferisce alla parrocchia latina.

La cappella di S. Calogero si trova nella contrada omonima, sulla strada provinciale, che porta verso Sciacca.

Nel borgo rurale Pizzillo a Nord-Ovest di Contessa, si trova la chiesa rurale della Comunità Trinità della Pace..

La chiesa di S. Antonio Abate, nel borgo rurale Castagnola, fu costruita dopo il 1950 e aperta al culto nel 1990. Costituita da una sola navata, é dotata di iconostasi ed afferisce alla parrocchia greca. Vi si celebra la messa saltuariamente.

La piccola cappella dedicata a S. Giuseppe si trova all’interno del “Parco delle Rimembranze”, vicino al cimitero. Costruita nel 1927, é stata recentemente restaurata.

La cappella rurale di S. Antonio di Padova, costruita nella seconda metà del secolo XIX, si trova nel feudo Bagnatelle. Danneggiata e inagibile dopo il terremoto del 1968, é’ stata recentemente ricostruita con le caratteristiche originarie.

La cappelletta dedicata alla Madonna del Balzo si trova nel quartiere omonimo del centro abitato (via S. Nicolò).

Nota: hanno partecipato al progetto, oltre all’autrice dell’articolo: Biagio Rotolo, Cristina Altamore, Leonardo Spera, Rachele Mansella, Francesca Marino, Filippo Gannuscio, Mariaelena Latino, Calogero Intogna, Rosalia Guzzetta.