Festività e tradizioni

La quasi totalità delle festività e tradizioni del territorio è legata al culto ed alle feste religiose, mentre una delle feste profane per eccellenza è  IL CARNEVALE che in passato era caratterizzato da toni certamente più dimessi rispetto ai giorni nostri, quando si ballava nei circoli associativi, o anche nelle case private. Proprio in queste feste le maschere entravano prepotentemente, le maschere di allora si accontentavano di costumi poveri, andando a rovistare nelle casce di famiglia alla ricerca di antichi scialli. L’apice del Carnevale si raggiungeva negli ultimi due giorni prima delle Sacre Ceneri. L’ultima sera di Carnevale veniva confezionato un manichino di paglia vestito con abiti vecchi, detto u pagliazzu, che veniva portato a spalla dalle persone mascherate, ed allo scoccare della mezzanotte gettato dalla rocca del castello. Oggi, del carnevale giulianese rimane soltanto il ballo  in maschera che di anno in anno vengono organizzate presso dei locali comunali o di privati.

A Bisacquino invece negli anni precedenti il terremoto del ’68 esso attraversò una fase critica, per riaffermarsi più di prima nel periodo seguente, arricchito al giorno d’oggi dai carri allegorici.  Per la preparazione di questi, i ragazzi e i giovani del paese, sostenuti anche dall’entusiasmo dei più adulti, si danno convegno in allegri e frenetici laboratori allestiti spesso fuori paese.  Ancora oggi, come un tempo, i cittadini trovano nei circoli del paese, la possibilità di vivere momenti diversi da quelli quotidiani. Ogni sabato e domenica, nei quaranta giorni che precedono le Ceneri, essi affollano i circoli e si abbandonano a lisci e contradanze. Il Carnevale raggiunge il suo punto culminante negli ultimi quattro giorni, quando le danze si protraggono fino al mattino e si concludono, la notte del Martedi, con una coinvolgente contradanza. Questa, partendo da un circolo, diventa via via più allegra e rumorosa raccogliendo tutti i soci degli altri circoli, per concludersi al centro della piazza in una esplosione di gioia e festosità. La donna durante il Carnevale, in maschera o avvolta nel tipico “dominò”, maschera principale di bisacquinese, (tunica scura che copre la persona fino ai piedi e munita di un cappuccio sulla testa che impedisce di riconoscerla) diventa protagonista poiché è essa che invita l’uomo a ballare, capovolgendo i ruoli tradizionali.

SAN GIUSEPPE – “L’ARTARU”

La Tradizione vuole che il 19 marzo, giorno di S. Giuseppe, molte famiglie del paese devote al Santo Patriarca, in seguito a grazie ricevute, allestiscono come voto il cosiddetto “Artaru”, (l’altare) nella propria abitazione. Questo si articola in gradini a Bisacquino , in una grande tavola a Contessa, sui quali si dispone l’immagine di S. Giuseppe o della sacra famiglia. Il tavolo  è ornato dalle migliori lenzuola ricamate che le donne del luogo conservano da sempre con molta cura. Vi abbondano inoltre piatti ricolmi di “pignolata”, “sfince” e fritture varie. La preparazione dei cibi e l’addobbo dell’altare necessitano delle collaborazione di diverse persone così donne, amici, parenti e vicini di casa si ritrovano tutti insieme a collaborare come in una “grande famiglia” e con grande spirito di solidarietà comune che diventa il segno tangibile della devozione al Patriarca. Questi piatti si alternano ad arance e finocchi, mentre una profusione di odori emana dai fiori che lo abbelliscono e dai rami di alloro posti ai lati di esso. A mezzogiorno, attorno alla grande “tavolata” imbandita, siedono i convitati, persone poco abbienti dette “santuzzi”, in un numero che oscilla tra un minimo di cinque e un massimo di tredici. Essi rivestono il ruolo della sacra famiglia e dei santi verso i quali si è particolarmente devoti. Ai convitati vengono serviti pastasciutta con mollica abbrustolita e dolcificata con zucchero, fritture varie e dolci di ogni genere. La giornata di S. Giuseppe trascorre in paese in un viavai di persone che si recano a visitare gli altari presso parenti e amici. Caratteristica principale dell’ “Artaru” sono i pani di San Giuseppe; essi sono dei pani lavorati e intagliati a mano come piccole opere d’arte che rappresentano gli  antichi attrezzi dei mestieri, tra cui quello del falegname. La vera particolarità sono però  i cosiddetti  “cucciddati”, dei grossi pani rotondi lavorati ad arte posti all’inizio della tavolata, la barba e il bastone di S.Giuseppe e la “M” del nome di Maria. La mattina del 19, dopo la Santa Messa i Santi si recano all’ “Artaru” e iniziano a consumare il pranzo, serviti dal membro della famiglia che ha promesso l’Artaru al Patriarca S. Giuseppe. La tradizione vuole che ogni Santo debba assaggiare tutto ciò che gli viene servito.
Una particolarità che distingue i festeggiamenti che gli abitanti di Contessa riservano al Patriarca è il canto di ” Lu Viaggiu Dulurusu”, canto in dialetto siciliano, che viene fatto davanti a tutti gli altari del paese la vigilia di San Giuseppe. Tutti i fedeli e devoti al Santo si uniscono alla Banda Musicale e fanno il giro degli “Artari” e per ognuno di esso intonano il Canto che non è altro che il racconto dei nove giorni di viaggio affrontati da Giuseppe e la Vergine Maria  fino alla nascita di Gesù Bambino.

VENERDI SANTO

Una solennità molto antica e sentita dalla comunità bisacquinese è quella del Venerdì Santo, che si svolge sulla suggestiva collina del Calvario. Alle ore tredici il Cristo viene posto sulla croce, mentre i cantori intonano le “lamentanze”, antichissimi inni di autore ignoto risalenti al 1700. Alle ore sedici giunge la Madonna Addolorata e due donne che recitano preghiere si alternano ogni mezz’ora al suo fianco, mentre il canto si protrae fino a sera ,quando il Cristo, deposto in un’urna, viene portato assieme alla Vergine Addolorata in una processione che si snoda per le vie principali del paese e si conclude in piazza davanti al sagrato della Chiesa Madre. La sera precedente, sulla medesima collina, si svolgono le funzioni del ” Giovedì Santo”. I membri della congregazione del SS. Crocefisso, celebrano l’Ultima Cena mangiando pane e pesci. Infine un congregato rimane nella chiesa fino al mattino a guardia del “Sepolcro” che qui, come nelle altre chiese del paese, è stato allestito a ricordo  del sepolcro di Cristo. 

Domenica di Pasqua

Sacra rappresentazione popolare della Resurrezione di Gesù Cristo “Cala l’Ancilu Ncontru”  a cura delle Congregazioni religiose.

PASQUA ARBERESCHE

La Domenica delle Palme.  A Contessa le Processioni della Domenica delle Palme sono due, e convergono contemporaneamente nella Chiesa Greca e Latina. La solenne liturgia è officiata rigorosamente col rito greco-bizantino, dopo la funzione si sfila in processione in abiti tradizionali intonando il canto del “Lazzaro” e del “Christos-Anesti” (Cristo risorto).

Lazzaro. Durante la notte che precede il sabato di Lazzaro alcuni ragazzi e ragazze si fermano presso alcune abitazioni del paese per cantare in lingua albanese l’episodio evangelico della morte e risurrezione di Lazzaro; al termine del canto il padrone di casa fa accomodare i cantori e offre loro da bere e da mangiare (formaggi, uova etc.)

Sabato Santo. Nella tarda mattinata del Sabato Santo durante la messa le campane della Chiesa greca suonano a festa per preannunciare la Resurrezione di Cristo.

Con un tralcio di vite con sette gemme e pronunciando una frase tipica, la padrona di casa percuote tutti gli oggetti e ogni angolo della abitazione per scacciare via il demonio che poteva spadroneggiare mentre Cristo giaceva morto nel sepolcro.

La notte che precede la Pasqua viene annunciata la resurrezione di Cristo col canto del “Christos Anésti”.

San Nicola

Per la festa di San Nicola, patrono di Contessa, al termine della Divina Liturgia solenne vengono distribuiti i “Panini di San Nicola” benedetti. Essi vengono conservati e fatti a pezzettini e gettati fuori casa quando infuria il maltempo per essere protetti dai danni derivanti dai temporali e dalle intemperie.

LA FESTA DEL SS. CROCIFISSO – “U JORNU DU SIGNURI”

La festa del SS Crocifisso a Giuliana viene celebrata il primo venerdì dopo la Pasqua di resurrezione, e tale giorno viene chiamato “u jornu du Signuri” .

Narra la leggenda che il 24 aprile 1579 le campagne di Giuliana vennero salvate da una lunga siccità per intercessione di un crocifisso donato da ignoti alla chiesa di S. Margherita.

La festa del SS. Crocifisso, curata dall’omonima Confraternita, è preceduta da un triduo con rosario e canzoni in dialetto siciliano e culmina con la processione il cui itinerario, ornato con rami di ilici, anticamente era percorso la sera della vigilia da numerosi cavalieri con le torce in mano. Anticamente la festa era preceduta anche dall’esposizione delle reliquie della S. Croce e della Sindone donate da Mons. Diego Aedos, arcivescovo di Palermo al suo cappellano Sac. Pietro Cremona.

Di introduzione recentissima è la funzione della scesa del SS. Crocifisso dall’altare maggiore della Chiesa accompagnato dal rullo di tamburi e da un buio scenografico, che crea un’atmosfera di fedele e silenzioso raccoglimento. Negli ultimi due anni, infatti, il Crocifisso, che è una scultura in legno di leccio, raffigurante il Salvatore appena spirato, viene sceso a braccia dai membri del comitato dei festeggiamenti del SS. Crocifisso, nonché membri dell’omonima Confraternita, che vestiti di una lunga tunica, in devoto silenzio prelevano la Croce con il simulacro ligneo dall’altare maggiore della Chiesa e l’accompagnano fin sopra il fercolo processionale posto all’esterno della Chiesa poco prima dell’inizio della processione, tra lo stupore e la commozione dei fedeli presenti in Chiesa.

È “tradizione” che ogni anno piova durante la processione o comunque scenda qualche goccia. Ciò, tra l’altro, lega il Crocifisso di Giuliana a quello di Chiusa Sclafani e Bisacquino. Fra questi tre Crocifissi sembra che ci sia un’intesa nell’erogazione della pioggia, infatti, la tradizione vuole che se non piove per la festa del SS. Crocifisso di Giuliana, piove per la festa di quello di Bisacquino e se non piove nemmeno per la festa di quello di Bisacquino piove sicuramente per la festa di quello di Chiusa Sclafani.

Legata alla festa del Crocifisso è la Sagra del pesce.

Esiste ai piedi del castello di Federico II un’antica edicola votiva, detta della Madunnuzza, scavata nella roccia e recentemente restaurata. Una lanterna era tenuta sempre accesa in segno di devozione davanti a tale cappella. Narra la tradizione che in una sera di nebbia fitta, i marinai di Sciacca per rientrare in porto si orientarono con la fioca luce di questa lanterna e in segno di ringraziamento fecero il voto di portare il pesce a Giuliana, organizzando una vera e propria sagra. Ancora oggi il venerdì dopo Pasqua, detto u jornu ‘u signuri, i giulianesi mangiano pasta con finocchi e sarde, mentre in passato i fidanzati facevano dono alle proprie ragazze di un merluzzo ornato con un fiocco rosso. Il giorno della festa viene preannunziato dall’alborata, cui fa seguito l’ingresso nel paese della banda musicale che fa il giro per le strade. Tutti i Giulianesi fortemente attaccati a “u jornu du Signuri” si recano in Chiesa per ascoltare la messa e partecipano alla processione che si svolge per le vie del paese, accompagnata dalla banda musicale e conclusa da giochi pirotecnici.

IL TRE MAGGIO

Questa tradizione, viva  dai primi anni del Novecento, coinvolge ancora oggi la comunità di Bisacquino fin dalle prime ore del mattino. Le vie del paese sono animate dalla banda musicale e da gruppi di fedeli che al suono delle campane si recano  a preparare i Santi per la processione, mentre i ragazzi raccolgono gli oboli  bussando alle porte di casa. La festa raggiunge il culmine nel pomeriggio quando per le vie del paese si svolge una imponente, suggestiva e spettacolare processione con la “Vara”  (baldacchino ligneo del Settecento, intarsiato e dorato,  sotto il quale si trova una statua del Crocifisso) preceduta da una trentina di Santi che fanno corona al crocifisso. Le statue di Santi, addobbate con fiori, luci e nastri, vengono portate a spalla dalle varie chiese di appartenenza fino alla Matrice da dove la processione parte. La processione si conclude poi in piazza, dove viene officiata, davanti alla Chiesa Madre, una messa solenne; i fuochi di artificio, a mezzanotte, chiudono la giornata di festa.

Festa San Francesco di Paola. Di solito festeggiato la prima domenica di maggio, prevede oltre alla tradizionale processione anche  la realizzazione di antichi giochi tra squadre a premi a cura del comitato dei festeggiamenti.

Giugno Corpus Domini. Manifestazione religiosa che prevede anche la predisposizione degli  altari votivi all’esterno da parte dei fedeli.

FESTA DELLA MADONNA DEL BALZO

La festa coincide con il giorno dell’Assunzione ed è preparata dalla cosiddetta  “quindicina”: i devoti, ogni mattina all’alba – dall’uno al quindici agosto – percorrono, a piedi scalzi, l’antica strada acciottolata del Santuario, recitando il rosario della Madonna del Balzo. Assistono alla Messa, celebrata talora da un sacerdote non del luogo chiamato appositamente per l’occasione. La sera, poi, vengono allestiti nei vari quartieri del paese degli altarini con l’immagine della Madonna  e attorno ad essi si riuniscono gli abitanti del rione per recitare il Rosario e cantare ” A Vui Sarvi Regina” ed altri antichi inni popolari locali dedicati alla Madonna. La “quindicina” si conclude la notte tra il 14 e 15 Agosto quando, da paesi anche lontani, innumerevoli  pellegrini affluiscono al Santuario per ascoltare le messe. Queste iniziano a mezzanotte e si susseguono fino alla tarda mattinata del quindici. La festa si conclude con la solenne processione, i giochi d’artificio e il concerto della banda musicale.

Estate Bisacquinese manifestazione della durata di circa 10 giorni  nel cuore di agosto, consistente prevalentemente  in esibizioni di diversa tipologia (teatro, musica, folklore, danza, pittura, fotografia, sfilate di moda, ecc), convegni , Sagra della Cipolla e mercato del contadino.

GLI ALTARI DI MEZZ’AGOSTO A GIULIANA

La festività dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, risalente all’età normanna, è conosciuta in Sicilia come Madonna di Mezz’Agosto, poiché cade appunto il 15 Agosto.

La tradizione degli altari di mezz’agosto a Giuliana deriva da quella del vicino centro di Bisacquino, nel cui territorio sorge un celebre santuario dedicato alla Madonna Assunta, sotto la variante locale di Madonna del Balzo.

La “quindicina” della Madonna di Mezz’Agosto si estrinseca nell’allestimento di altari devozionali da parte degli abitanti dei quartieri cittadini. Tali altari, in passato, venivano allestiti in gran numero quasi uno per ogni quartiere. Questi altari venivano costruiti con una intelaiatura di canne verdi, utilizzando come base un tavolo foderato con stoffe ed ornato di ricami e merletti. Nella nicchia veniva posto un quadretto della Madonna Assunta, nella sua variante della Madonna del Balzo, con relativo addobbo di collare, corone del Rosario, fiori e lumini. Dinanzi all’altare veniva steso in tappeto sul quale venivano poste piante di garofani, rose, gerani ecc.

Gli altari venivano sistemati all’aperto, poco dopo il tramonto, i devoti si sedevano a semicerchio dando avvio al rituale della Quindicina della Madonna Assunta, con la recita del rosario in siciliano, accompagnata da canti religiosi popolari in lingua dialettale, ed ultimamente anche la celebrazione della messa e la distribuzione del pane benedetto.

A conclusione della Quindicina, la sera di Ferragosto, dopo la celebrazione della messa nella piazza adiacente alla Chiesa Madre, si svolgevano diverse manifestazioni folkloristiche, come la “corsa nei sacchi”, che consisteva nel percorrere a gara un tratto della Via Chiesa Madre con i piedi legati all’interno di un sacco di juta; “u jocu ‘i pignati”, consisteva nel tentativo di un ragazzo bendato di rompere alcune pignatte di argilla sospese ad una fune ricoperta di edera, legata agli estremi tra le ringhiere di due balconi contrapposti; il gioco più atteso in assoluto dagli spettatori era quello da ‘ntinna (l’albero della cuccagna), costituito da un tronco di pioppo scorticato, piantato al centro della piazza e ricoperto di sapone per il bucato per renderlo scivoloso, alla cui sommità veniva appesa una corona di alloro con i premi. Questa tradizione è stata ripristinata negli ultimi anni grazie all’impegno della Pro-Loco.

FIERA MARIA SS. DELL’UDIENZA

Tradizionalmente la società giulianese scandiva i propri ritmi attraverso i cicli dell’agricoltura, forma prevalente di economia insieme all’allevamento e ad alcune piccole botteghe di artigiani. A Giuliana l’inizio della nuova campagna agricola era scandito dalla fiera del bestiame, che si svolgeva l’1 e il 2 settembre di ogni anno: durante queste giornate, tutti i contadini potevano dotarsi di nuovi capi di bestiame e di attrezzature fondamentali per affrontare il lavoro dell’anno successivo. Questa fiera coincideva con la festa della patrona di Giuliana, Maria SS. dell’Udienza, proprio per consentire a tutti i cittadini di trovarsi in paese in occasione della festa per rendere grazie alla Madonna. Tutt’ora la fiera mercato viene riproposta, ma soltanto nella mezza giornata del 1° settembre, e si presenta ormai povera di bestiame a causa sia del declino delle attività legate all’allevamento, sia della vigente normativa in materia igienico-sanitaria, che pone notevoli restrizioni nella movimentazione degli animali.

8 SETTEMBRE – FESTA MADONNA DELLA FAVARA

I festeggiamenti in Onore di Maria S.S. della Favara si svolgono a Contessa Entellina.Da tradizione i festeggiamenti iniziano la mattina del giorno 1 settembre con l’alborata. In quel periodo il Paese, viene ornato da una maestosa illuminazione artistica, da ammirare anche nelle facciate delle due Chiese principali, la Chiesa di rito greco-bizantino e la Chiesa di rito romano o Chiesa  latina  che custodisce la statua della Madonna della Favara e la famosa “Vara” artistica. Dal giorno 1, tutte le mattine fino al giorno 8, il cosiddetto “tamburinaru” della Banda Musicale compie il giro del paese fungendo da sveglia e rimembrando a tutti i compaesani il clima di Festa.

Nei giorni a seguire, oltre ai rituali religiosi, il Comitato dei festeggiamenti, grazie alle offerte che con spirito di grande devozione i cittadini devolvono, organizza vari eventi di spettacolo. Solitamente si cerca di amalgamare spettacoli di vario genere ed interesse, come commedie teatrali e spettacoli musicali, gruppi folk, artisti famosi  etc. in modo da allietare l’armonia dei Contessioti e suscitare l’interesse e la partecipazione di tutte le generazioni.

Il giorno 7 ormai da consuetudine è il giorno dedicato alla Banda Musicale, vero e proprio patrimonio  del folklore Contessioto. Già di buon mattino i componenti della Banda compiono il giro per le vie del Paese, stessa cosa si ripete nelle ore pomeridiane. La sera invece è il momento del grande concerto in Piazza. L’ 8 settembre è il giorno della processione. La mattina dell’otto di settembre il Vescovo, i preti e le più importanti autorità religiose dell’Eparchia di Piana degli Albanesi (ricoperti da paramenti preziosi) accompagnati dalla Banda Musicale e dai fedeli, vestiti con i costumi albanesi, salgono in processione nella Chiesa Latina dove vengono attesi dai fedeli di rito latino e celebrano la funzione.

Nel pomeriggio la statua della Madonna viene posta nell’artistica “Vara” e viene impreziosita con molti oggetti e gioielli in oro, donati nei secoli dai devoti.

La sera della processione i cosiddetti “Portatori” si preparano ed in numero considerevole (circa 60) caricano sulle loro spalle la “Vara” portandola in processione per le vie del paese. Durante il percorso vengono effettuate numerose fermate dove si prega e si canta, durante una di queste vengono effettuati i giochi pirotecnici, momento di attrazione unico che ogni anno si ripete con forme e colori sempre diversi.

Alla fine i “Portatori” stremati si esibiscono nella salita davanti la Chiesa Latina, prima di entrare, “in un sali e scendi” con la “Vara”, salgono e scendono di corsa ogni anno per nove volte e anche più, vincendo le resistenze di quelli che unendosi in una catena umana vorrebbero portare la “Vara” dentro  la Chiesa, alla fine però, è proprio la catena umana a “vincere”, la Vara viene posta sul sagrato e la gente accorre per prendere un lembo di bambagia strofinato sulla fronte della Madonna.

I festeggiamenti si concludono il giorno 9, quando ogni anno in contrada Giarrusso, nella periferia del paese si tiene la storica fiera degli animali seguita dalla fiera tradizionale di oggetti vari. La sera in quanto serata conclusiva è il momento del grande evento che consiste spesso nello spettacolo di maggior spessore con l’esibizione  di  artisti e/o musicisti di rilievo nazionale.

RIEVOCAZIONI STORICHE

Tra i principali eventi culturali di Giuliana, hanno assunto una peculiare rilevanza le diverse  Rievocazioni Storiche. Sono state rappresentate le rievocazioni figurate di momenti significativi della memoria storica locale.

La piazza della Repubblica e le principali Vie del centro storico addobbate con bandiere blu e rosse, dai colori del gonfalone municipale, e animate dalle esibizioni degli sbandieratori di Motta Sant’Anastasia hanno visto sfilare i diversi cortei storici con signori, dame, cavalieri, paggi e mazzieri ,  interpretati da giovani “attori” giulianesi che per un giorno sono stati produttori di cultura.

Delle ultime edizioni palcoscenico è stato il Castello di Federico II, che ha visto rivivere le sue stanze medievali come un tempo, con banchetti reali, giocolieri, falconieri e sbandieratori.

Nel 2010, così, la Pro-Loco si è adoperata nella realizzazione della Giornata Federiciana 2010 dal titolo “Il Castello Rivive”, una manifestazione diversa dalle prime ma che ha comunque fatto rivivere le stanze dell’Antico Castello di Federico II  attraverso l’esposizione di mostre fotografiche sulle rievocazione storiche passate e sulle bellezze naturali di Giuliana e la riproduzione di squarci di vita nobiliare medievale, con giocolieri e musici-liutai.

LA NASCITA DEL BAMBIN GESU’- IL PRESEPE VIVENTE

La “Città di Giuliana”, nell’ottica della promozione turistica, culturale e socioeconomica del  paese, presenta da due anni la rappresentazione del  “Presepe Vivente”, occasione unica  per  riproporre la conoscenza di attività scomparse, di usanze dimenticate, di costumi di vita tramontati, stralci di quel passato in cui affondano le nostre radici facendo rivivere, così, l’atmosfera della vita semplice, bonaria e faticosa di altri tempi, in una prospettiva di recupero, valorizzazione e rilancio delle tradizioni popolari  come “radici del futuro”. Si utilizzano, così,  le festività natalizie  come vetrina per il paese, per  i suoi prodotti, per i suoi monumenti, per i suoi sentieri, per le sue tradizioni.

Pertanto nel quartiere “Pizzo Pretorio” , uno dei luoghi più suggestivi della cittadina, si crea lo sfondo naturale  di un’epoca passata  in cui peculiare è la semplicità e l’armonia piena di valori umani e spirituali. Tale luogo si presta a rappresentazioni sceniche, essendo un quartiere percorso da una serie di sentieri dove si possono notare segni di una civiltà rurale, oramai in via di estinzione.
Si cerca di creare un ponte tra passato e presente.

La manifestazione segue, ormai, uno schema consolidato, con la presenza di capanne allestite appositamente e casolari antichi lungo i sentieri, ospitanti i mestieri e i mercati del tempo. All’interno sono vengono esposti al pubblico i prodotti artigianali e le specialità enogastronomiche tipiche della zona, quali “muffolette” con ricotta,  pane di S. Giuseppe, formaggi di vario tipo, salsiccia essiccata, olive e vino locale, ed inoltre si effettuano dimostrazioni in tempo reale come la salsiccia arrostita, la pecora bollita, le lenticchie, le focacce, la ricotta e i “’carbusci”, un tipico “dolce” giulianese consistente in pasta di pane fritta con zucchero e cannella. I visitatori possono degustare solo aver assistito alla rappresentazione del viaggio a Betlemme di Giuseppe e Maria,  lungo le viuzze interne al quartiere.

Nota: hanno partecipato al progetto, oltre all’autrice dell’articolo: Biagio Rotolo, Cristina Altamore, Leonardo Spera, Rachele Mansella, Francesca Marino, Filippo Gannuscio, Mariaelena Latino, Calogero Intogna, Rosalia Guzzetta.